Benvenuta Superlega
Un’Europa che si riscopre unita e fari puntati da tutto il mondo. Calcio ad altissimo livello, tv e soldi. Tanti soldi. Vi partecipano i club più ricchi e titolati, ci giocano grandi campioni idoli delle folle.
E in Italia? Orfana dei grandi club l’attività agonistica a
livello nazionale obbliga a una riorganizzazione da parte della
Federazione, organo democratico e diffuso su tutto il territorio. L'occasione che si presenta è quella di dare
finalmente un significato allo sviluppo del suo acronimo: Figc, ossia
Federazione Italiana Giuoco Calcio. Giuoco o gioco fa lo stesso e non cambia la
sostanza.
E i tifosi? Con la Superlega per loro è una sbornia. Una
sbornia di calcio. Alla tv. Allo stadio. Molti si godono gratuitamente i gol
sul divano oppure direttamente sulle tribune perché con un calendario fitto di
big-match trovare il biglietto per la singola partita è un’impresa. Chi può va
in trasferta all’interno di un bel pacchetto turistico. Vuoi mettere un viaggio
a Parigi o a Madrid piuttosto che a Udine o a Benevento? Non illudiamoci però
di sconfiggere la violenza e gli ultras. La lotta è ardua ma le risorse non
mancano. Le strutture sportive sono private e quindi vale sempre la
responsabilità oggettiva dei club, tanto si possono permettere economicamente
di ingaggiare uno squadrone di steward e hostess dai modi “gentili”. E anche caricarsi
di alti oneri di urbanizzazione che coprono i costi della sicurezza per le pubbliche
amministrazioni nei giorni dell’evento.
E il calcio minore? Evidentemente con la Superlega non è più
minore ai nostri occhi. Torna ad essere un vero sport che come tutti gli altri nasce
(e resta) dilettante. Il professionismo ancora oggi è solo la punta
dell’iceberg. Demonizzato e purtroppo dal basso anche scimmiottato. Grazie alla
Superlega viene confinato e allora ecco l’opportunità per ricostruire l’intero
movimento calcistico. Che diventi “olimpico” a tutti gli effetti sull’esempio
delle discipline individuali, la pallavolo e la pallanuoto. Un momento di
gloria ogni quadriennio poi ognuno torna alla realtà di tutti i giorni, cioè lo
sport a misura d’uomo. E perché no: a tempo pieno, part-time o in altra forma,
sostenuto dalle forze armate (come già succede nell’atletica o nello sci), da
istituzioni civiche (come per le orchestre e i teatri), da concessionari di
centri sportivi (è questa una nuova frontiera), da cordate di piccoli
imprenditori che ai propri tesserati non regalano l’auto di lusso o l’orologio
d’oro ma un onesto lavoro che permetta loro di allenarsi e che garantisca un
futuro alla fine di una onorata carriera sui campi di provincia, che hanno
calcato non certo per i soldi. E soprattutto dal volontariato, di tanti
appassionati del pallone, educatori dei ragazzi, che sono i primi, a buon
diritto, legittimamente, a salutare con un bel ciaone la Superlega dei club
ricchi e titolati, dei presidenti cinesi, dei campioni osannati, personaggi
della tv e del gossip… Un mondo che praticamente non gli appartiene. (N.P.)
#superlegaecalciominore #tuttoilcalciominoresestese

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